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118 risultati trovati con una ricerca vuota

  • DA ISRAELE: NUOVI TRATTAMENTI PER LE LESIONI DEL MIDOLLO

    Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 15 milioni di persone in tutto il mondo convivono con lesioni del midollo spinale, la maggior parte delle quali derivanti da cause traumatiche come cadute, incidenti stradali e violenza. DA ISRAELE NUOVI TRATTAMENTI PER LE LESIONI MIDOLLARI Attualmente, le lesioni del midollo spinale non possono essere completamente curate, quindi il trattamento si concentra sulla stabilizzazione del paziente, sulla prevenzione di ulteriori danni e sulla massimizzazione della funzionalità.Le cure di emergenza spesso comportano l'immobilizzazione della colonna vertebrale, la riduzione dell'infiammazione e talvolta l'esecuzione di interventi chirurgici per riparare le fratture o alleviare la pressione. Le lesioni del midollo spinale sono tra le poche lesioni umane in cui il corpo non può guarire naturalmente . ”Il midollo spinale trasmette segnali elettrici dal cervello a tutte le parti del corpo. Quando viene reciso da un trauma, come un incidente stradale, una caduta o una ferita da combattimento, la catena si spezza. Pensate a un cavo elettrico che è stato tagliato: quando le due estremità non si toccano più, il segnale non può passare e il paziente rimane paralizzato al di sotto della lesione", ha spiegato il professor Tal Dvir, direttore del Sagol Center for Regenerative Biotechnology e del Nanotechnology Center dell'Università di Tel Aviv , che guida il progetto. Sebbene siano in fase di sperimentazione terapie sperimentali, tra cui cellule staminali e dispositivi robotici, nessun trattamento ripristina ancora in modo affidabile la piena funzionalità del midollo spinale. Una nuova procedura mira a sostituire la sezione danneggiata con un midollo spinale coltivato in laboratorio che si fonde con il tessuto sano sopra e sotto la lesione. Israele si sta preparando a eseguire il primo impianto di midollo spinale umano al mondo utilizzando le cellule del paziente stesso, una svolta medica che potrebbe consentire ai pazienti paralizzati di tornare a stare in piedi e camminare, ha annunciato mercoledì l'Università di Tel Aviv. L'intervento chirurgico, previsto nei prossimi mesi, si svolgerà in Israele e segna una pietra miliare storica nella medicina rigenerativa. Dvir è anche il capo scienziato di Matricelf , l'azienda biotecnologica israeliana che commercializza la tecnologia. A differenza di altri tessuti, i neuroni del midollo spinale non possono rigenerarsi naturalmente e, col tempo, il tessuto cicatriziale blocca i segnali rimanenti. La nuova procedura mira a sostituire la sezione danneggiata con un midollo spinale coltivato in laboratorio che si fonde con il tessuto sano sopra e sotto la lesione. Studi sugli animali nei ratti hanno mostrato risultati notevoli, con gli animali che hanno riacquistato la capacità di camminare normalmente. IL LABORATORIO DEL DR. DVIR L'innovazione è iniziata circa tre anni fa, quando il laboratorio di Dvir ha progettato in laboratorio un midollo spinale umano tridimensionale personalizzato. I risultati, pubblicati sulla rivista peer-reviewed Advanced Science, hanno dimostrato che i topi con paralisi cronica hanno riacquistato la mobilità dopo aver ricevuto gli impianti ingegnerizzati. La procedura inizia con le cellule del sangue del paziente, che vengono riprogrammate in cellule simili alle cellule staminali, capaci di trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula.Il  tessuto adiposo viene anche prelevato per creare un'impalcatura di idrogel personalizzata, in cui le cellule staminali si sviluppano in una struttura midollare spinale. Questo tessuto ingegnerizzato viene quindi impiantato, sostituendo le aree cicatrizzate e ricollegando il sistema nervoso. Pochi mesi fa, il Prof. Dvir e il suo team hanno ricevuto l'approvazione preliminare dal Ministero della Salute israeliano per studi di "uso compassionevole" su otto pazienti, rendendo Israele il primo Paese a tentare questa procedura. "Questo è senza dubbio motivo di orgoglio nazionale. La tecnologia è stata sviluppata qui in Israele, presso l'Università di Tel Aviv e presso Matricelf, e fin dall'inizio ci è stato chiaro che il primo intervento chirurgico in assoluto sarebbe stato eseguito in Israele, su un paziente israeliano", ha affermato Dvir. La tecnologia è stata poi commercializzata tramite Matricelf, fondata nel 2019 nell'ambito di un accordo di licenza con Ramot, la società di trasferimento tecnologico dell'Università di Tel Aviv. "Questo traguardo segna il passaggio dalla ricerca pionieristica al trattamento dei pazienti. L'utilizzo delle cellule di ogni paziente elimina i principali rischi per la sicurezza e posiziona Matricelf all'avanguardia nella medicina rigenerativa. Questa prima procedura è più di una svolta scientifica; è un passo avanti verso la trasformazione di un'area della medicina a lungo considerata incurabile", ha affermato Gil Hakim, CEO di Matricelf. Ha aggiunto: "Se avrà successo, questa terapia potrebbe definire un nuovo standard di cura nella riparazione del midollo spinale, rivolgendosi a un mercato multimiliardario privo di soluzioni efficaci oggi. Siamo orgogliosi che Israele stia guidando questo sforzo globale e siamo pienamente impegnati a portare questa innovazione ai pazienti di tutto il mondo". "Il nostro obiettivo è aiutare i pazienti paralizzati ad alzarsi dalle loro sedie a rotelle. Gli studi sui modelli animali hanno mostrato un successo straordinario e speriamo che i risultati sugli esseri umani siano altrettanto promettenti", ha affermato Dvir. LUCIANO BASSANI

  • LA SCELTA DI CAMPO DI GIORGIA MELONI: IL CAMPO DEI NEMICI DI ISRAELE

    Ovazione all’adunanza di Comunione e Liberazione. Anche la Meloni si è allineata alle bugie di Hamas che circolano ormai da tempo. Un commento di Iuri Prado - Guarda il Video - Clicca il link https://youtu.be/KrRRiNGuf3g https://youtu.be/KrRRiNGuf3g Clicca il link e guarda il video

  • LA START-UP ISRAELIANA CHE AIUTA A SENTIRE MEGLIO

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre 1,5 miliardi di persone convivono oggi con una forma di riduzione o perdita di udito (ipoacusia), e si stima che entro il 2050 questa cifra possa arrivare a 2,5 miliardi (circa 1 persona su 4). IPOACUSIA - (IMAGE COURTESY OF FREEPIK) In Italia, l’ipoacusia colpisce circa 8 milioni di adulti, con conseguenze che includono isolamento sociale, difficoltà di comunicazione e rischio aumentato di declino cognitivo e demenza se non trattata precocemente.  Molti dispositivi per l’udito tradizionali non sono tuttavia efficaci quando il paziente si ritrova in situazioni rumorose,  compromettendo la comprensione del parlato in ambienti affollati come ristoranti o teatri. L’utente finisce per stancarsi mentalmente e perdere importanti momenti sociali e culturali. "L'accessibilità è sempre stata importante per me perché mia moglie, Dana, è ipovedente ed è anche una logopedista", racconta a ISRAEL21c  Itamar Gabbay,  CEO e cofondatore di Bettear. In questo periodo, ci siamo imbattuti in moltissimi luoghi non accessibili alle persone con problemi di udito, anche quando avrebbero dovuto esserlo. Abbiamo indagato e ci siamo resi conto che la tecnologia assistiva esistente era molto obsoleta, difficile da usare e semplicemente incompatibile con il mondo digitale.” La  startup Bettear, con sede a Tel Aviv, si sta rapidamente affermando come punto di riferimento internazionale nelle soluzioni per l’ascolto assistito e lo streaming audio. Grazie a una piattaforma tecnologica alimentata da intelligenza artificiale, l’azienda consente alle persone con difficoltà uditive di accedere in tempo reale a contenuti audio diffusi in spazi pubblici, culturali, educativi e di intrattenimento, utilizzando i propri apparecchi acustici, impianti cocleari o semplici auricolari. Fondata solo cinque anni fa, Bettear ha saputo distinguersi per la qualità e l’innovazione della propria offerta, tanto che oggi il suo sistema è operativo in 60 Paesi. In Israele, sono più di 4.000 le strutture – tra musei, università, teatri, residenze per anziani e centri culturali – che utilizzano quotidianamente questa tecnologia. I visitatori possono godere di concerti o esposizioni senza barriere audio.Un esempio emblematico della capacità di Bettear di rompere le barriere è stato il concerto dei Maroon 5 a Tel Aviv nel maggio 2022. Grazie all’installazione della tecnologia Bettear, l’evento, che ha visto la partecipazione di 60.000 persone, è risultato accessibile anche a spettatori con problemi di udito. Questo intervento è stato riconosciuto come una delle prime applicazioni su larga scala a livello globale nel settore dell’ascolto assistito.Uno  dei fattori distintivi di Bettear è il suo costante impegno verso l’innovazione. Recentemente, l’azienda è stata tra le prime al mondo a introdurre soluzioni basate sul protocollo Auracast, nuovo standard Bluetooth per la trasmissione audio, rendendo così ancora più facile l’accesso a contenuti sonori negli spazi pubblici. Bettear si fonda  sul principio del “Bring Your Own Device”: l’utente può accedere ai contenuti tramite app dedicata sul proprio smartphone, usufruendo di un’esperienza intuitiva, confortevole e uniforme in ogni location. APP BETTEAR - (Image courtesy of Bettear website) Anche per questo motivo numerose istituzioni israeliane, come l'Opera Israeliana, il Museo d’Arte di Tel Aviv e il Teatro Habima, oltre a svariati distributori e partner internazionali, hanno scelto di collaborare con la startup. La ricerca scientifica che sostiene l’azienda è guidata dal Dottor Nir Fink, esperto di acustica e docente universitario, che ha condotto approfondimenti su ascolto e protezione dell’udito anche in ambito militare. Tali studi, insieme alle competenze nel campo dell’intelligenza artificiale, hanno permesso di sviluppare avanzate tecniche di elaborazione audio (Deep Audio Processing), in grado di offrire una qualità di ascolto personalizzata e regolabile in qualsiasi contesto. L’impatto di Bettear è già tangibile. I responsabili dell’accessibilità di molte istituzioni culturali israeliane hanno riscontrato una maggiore inclusione e soddisfazione dei visitatori grazie alla semplicità e all’efficacia del servizio. L’azienda conta oggi 20 dipendenti in Israele, oltre a collaboratori in Corea e Giappone, e continua a espandere la propria presenza internazionale. Bettear dimostra come l’innovazione tecnologica possa  rendere gli ambienti più inclusivi e permettere a tutti di partecipare pienamente alla vita sociale e culturale. Grazie alla tecnologia, Bettear contribuisce a superare gli ostacoli legati all’ipoacusia, promuovendo una partecipazione più equa e accessibile per tutti. Bettear è la prova concreta che la tecnologia può diventare uno strumento di inclusione, permettendo a ogni cittadino di sentirsi parte attiva della collettività. Luciano Bassani

  • "FLASH DI MEMORIA" A BENEFICIO DEGLI AUTISTICI - NUOVA RICERCA DA UN TEAM ISRAELIANO

    L’autismo è una condizione neurologica e dello sviluppo che influenza il modo in cui una persona comunica, interagisce socialmente, percepisce l’ambiente e apprende. AUTISMO - NUOVA RICERCA DA ISRAELE - (IMAGE COURTESY OF FREEPIK) Da quanto emerge da una ricerca condotta da un team israeliano le persone  con autismo possono apprendere nuove abilità visive in modo più efficace attraverso brevi “flash di memoria”, piuttosto che tramite lunghe sessioni di studio ripetitivo. Secondo gli studiosi, la chiave per consolidare una nuova competenza risiede in rapidi richiami di pochi secondi, capaci di attivare i meccanismi dell’apprendimento senza la necessità di ore di esercizio. Questi “flash di memoria” si sono dimostrati non solo efficaci quanto un prolungato studio di ripasso, ma anche utili per favorire la capacità di trasferire quanto appreso a contesti diversi – un’abilità che le persone con autismo trovano spesso impegnativa. “I metodi didattici tradizionali si basano ancora sull’idea che più tempo si dedica alla pratica, migliori saranno i risultati”, ha spiegato il professor Nitzan Censor, responsabile dello studio presso l’ Università di Tel Aviv (TAU ). “Noi abbiamo individuato un approccio alternativo, che sfrutta brevi esposizioni a un compito già appreso per rafforzare e generalizzare le abilità acquisite”, ha aggiunto. “Sappiamo che gran parte dell’apprendimento non avviene durante l’addestramento formale, ma successivamente, attraverso processi di consolidamento della memoria che si attivano ‘offline’, come durante il sonno.” Partendo da queste basi, i ricercatori hanno coinvolto 30 adulti con autismo, chiedendo loro di imparare a identificare la direzione di linee che comparivano brevemente su uno schermo. Il primo giorno è stato dedicato all’apprendimento iniziale del compito, mentre nei giorni seguenti i partecipanti sono stati esposti solo a brevi richiami visivi, della durata di pochi secondi. Nonostante il tempo limitato dedicato all’attività nei giorni successivi, le loro performance sono migliorate in modo significativo, raggiungendo i livelli di chi aveva trascorso molto più tempo ad affinare la stessa abilità. “Non è necessario esercitarsi a lungo per consolidare un’abilità”, ha sottolineato Censor. “Basta rievocarla per pochi secondi affinché la rete neurale corrispondente si attivi e il cervello continui a elaborare e rafforzare quanto appreso. I risultati dimostrano che brevi stimoli visivi possono produrre un apprendimento pari, in termini di efficacia, a quello ottenuto con esercizi ripetuti. In più, permettono una migliore generalizzazione delle competenze, anche in contesti nuovi.” Considerando che le persone con autismo spesso faticano a trasferire le conoscenze in situazioni diverse, questo approccio potrebbe rivelarsi particolarmente utile. Secondo i ricercatori, i “flash di memoria” potrebbero trovare applicazione anche nella riabilitazione neurologica, favorendo la rigenerazione rapida delle connessioni cerebrali compromesse a seguito anche di un trauma. Luciano Bassani

  • ZUCCHERI E INVECCHIAMENTO CEREBRALE: COME MANTENERE UN CERVELLO GIOVANE

    Un nuovo studio ha scoperto che cambiamenti nella dieta, in particolare l'abbassamento dei livelli di zucchero nel sangue, possono rallentare l'invecchiamento del cervello e migliorarne la salute generale. Green-MED Diet Lo studio, condotto dalla Ben-Gurion University del Negev (   BGU  ),  è un follow-up di  una precedente ricerca   che mostra che le diete mediterranea (MED) e mediterranea verde (Green-MED) hanno ridotto l'atrofia cerebrale legata all'età del 50 percento entro 18 mesi. Entrambe le diete  si basano su  un apporto di zucchero meglio controllato. Lo studio attuale, pubblicato di recente sull'American  Journal of Clinical Nutrition  , ha cercato di comprendere l'esatto meccanismo che rallenta l'atrofia cerebrale e se il controllo glicemico e specifici aspetti dietetici svolgono un ruolo importante nel processo. Nell'ambito della ricerca, i partecipanti che seguivano le diete MED e Green-MED sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale per un periodo di 18 mesi  r egistrando  il tasso di invecchiamento del loro cervello. Lo studio fa parte di una serie più ampia di sperimentazioni DIRECT PLUS Brain MRI che esaminano come i cambiamenti nella dieta, in particolare quelli associati alla dieta Green-MED, dove la dieta mediterranea oltre a essere caratterizzata da porzioni maggiori di verdure fresche stagionali, non prevede l'uso di carne rossa,  se non occasionalmente, ed  escludendo  completamente le carni processate (affettati e insaccati di ogni tipo), influenzino l'invecchiamento del cervello.  Il progetto DIRECT PLUS è uno degli studi di risonanza magnetica cerebrale più lunghi e più grandi finora condotti, che ha coinvolto circa 300 partecipanti suddivisi in tre gruppi alimentari: linee guida dietetiche sane, dieta MED e dieta Green-MED. DIETA MEDITERRANEA - MED I ricercatori hanno scoperto che i partecipanti che sono riusciti ad abbassare   i livelli di emoglobina glicata (un valore del sangue correlato ad alti livelli di glicemia) hanno sperimentato un rallentamento più pronunciato dell'invecchiamento cerebrale, compresi cambiamenti positivi in parti specifiche del  cervello che sono comunemente colpite dall'atrofia legata all’età. I risultati della risonanza magnetica hanno inoltre mostrato che livelli più bassi di  emoglobina glicata c orrispondono a processi positivi nel talamo, nel nucleo caudato e nel cervelletto, aree del cervello cruciali per le funzioni cognitive, le capacità motorie e l'elaborazione sensoriale. La ricercatrice principale dello studio, la Prof.ssa Iris Shai della BGU, ha affermato che "mantenere bassi livelli di zucchero nel sangue, anche entro i limiti normali, promette di preservare un cervello più giovane, soprattutto se abbinato a una dieta sana e a una regolare attività fisica”. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno i meccanismi in gioco, gli ultimi risultati rafforzano l'ipotesi secondo cui gli aggiustamenti dietetici riducono il rischio di declino cognitivo legato all'età. Luciano Bassani

  • La stimolazione transcranica, un nuovo procedimento per curare i malati di Alzheimer. Le ricerche all’Università di Vienna. Si aprono serie speranze cognitive per il futuro della malattia.

    Le demenze e le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, il Parkinson o la SLA non sono più solo un tema da addetti ai lavori. Parlare di demenza significa parlare di un insieme di disturbi che portano a un lento e progressivo declino delle funzioni mentali: memoria, linguaggio, capacità di orientarsi. IMAGE COURTESY OF https://theconversation.com/es-contagiosa-la-enfermedad-de-alzheimer-108864 La forma  di neurodegenerazione più  diffusa è l’Alzheimer, che rappresenta circa due terzi dei casi. In base alle conoscenze odierne, il fattore scatenante della malattia di Alzheimer  sarebbero  molecole proteiche nocive che si vengono a formare esternamente ai neuroni compromettendone il funzionamento. Una  molecola in particolare,  la beta-amiloide, si accumula e si deposita nel cervello dei pazienti con malattia di Alzheimer. Si vengono così a formare le cosiddette placche a causa delle quali si verifica un peggioramento della circolazione sanguigna e di un anomalo apporto di ossigeno e di energia al cervello  con conseguente degenerazione delle funzioni cognitive.  Altre forme di   demenza neurodegenerativa  includono la demenza vascolare, la demenza a corpi di Lewy e la demenza fronto-temporale. Con l’invecchiamento della popolazione sempre più famiglie si trovano a convivere con queste patologie che colpiscono il cervello, compromettendo memoria, movimento e autonomia  dei parenti più fragili.   Oggi, grazie alle neuroscienze, si stanno aprendo nuove strade terapeutiche. Negli ultimi anni, i ricercatori hanno sviluppato metodi per “modulare” l’attività del cervello senza dover ricorrere alla chirurgia. Tra queste, una delle più promettenti è la stimolazione transcranica, una tecnica non invasiva che “dialoga” con il cervello tramite impulsi elettrici, sonori o onde magnetiche.  Già oggi sono state sviluppate varie tecniche con risultati promettenti:  TMS (Stimolazione Magnetica Transcranica)  che  utilizza campi magnetici per attivare aree specifiche del cervello.  La  TDCS (Stimolazione Transcranica a Corrente Diretta)  che  impiega piccole correnti elettriche per regolare l’attività neuronale.  Image courtesy of Storz https://www.storzmedical.com/it/discipline/neurologia-introduzione/ La tecnologia più recente è la  TPS® (Stimolazione Transcranica a Impulsi)  che utilizza onde d’urto a bassa energia per stimolare le aree cerebrali più profonde. Le onde d’urto sono impulsi acustici che vengono impiegati con successo dal 1980 per il trattamento di diversi quadri patologici. Hanno la caratteristica di permettere all’energia fisica di agire in aree tissutali circoscritte, inducendo la meccanotrasduzione, la stimolazione dei fattori di crescita (VEGF) e il rilascio di ossido di azoto. L’efficacia delle onde d’urto nelle malattie neurologiche quali spasmi post-traumatici e paralisi spastiche   è stata riconosciuta a metà degli anni novanta del secolo scorso.  Nel 2015 sono stati effettuati i primi trattamenti su pazienti affetti da malattia di Alzheimer presso l’università di Vienna. Nel 2018 la TPS  ha ricevuto l’autorizzazione per il trattamento del sistema nervoso centrale in pazienti affetti da malattia di Alzheimer. La stimolazione transcranica rappresenta una promettente terapia complementare nella malattia di Alzheimer e in genere nelle malattie neurodegenerative. Sebbene non costituisca ancora una cura definitiva, può migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti e rallentare il decorso di alcune patologie. La ricerca in questo campo è in rapida evoluzione e potrebbe, nei prossimi anni, portare a interventi più efficaci e mirati, capaci di riscrivere il futuro della neurologia. La stimolazione transcranica è un esempio di come la medicina stia diventando sempre più “su misura”. In futuro, grazie all’integrazione con tecnologie di imaging e intelligenza artificiale, sarà possibile personalizzare il trattamento in base al profilo specifico del paziente.   Luciano  Bassani

  • GERUSALEMME: UNA BIOCITTÀ EMERGENTE

    Sebbene Tel Aviv sia comunemente riconosciuta come la capitale dell’alta tecnologia israeliana, è Gerusalemme a distinguersi come centro nevralgico dell’innovazione nelle scienze della vita. La città ospita un vivace distretto biomedico con tre hub tecnologici e circa 140 imprese attive nel settore. Gerusalemme: biocittà del futuro Di queste, circa il 66% si occupa di biofarmaceutica, ovvero della produzione di farmaci da organismi viventi anziché da sostanze chimiche sintetiche. ” Gerusalemme possiede tutti gli elementi per affermarsi come una biocittà di primo piano,” afferma Joe van Zwaren, presidente di JLM-BioCity, una rete fondata nel 2012 che oggi riunisce oltre 1.000 professionisti, tra scienziati, medici, imprenditori e investitori del settore biomedico. Con l’Università Ebraica, ospedali d’eccellenza, la scuola di design Bezalel e una solida infrastruttura accademica nelle scienze della vita e nell’ingegneria medica, il potenziale della città è straordinario”. Yaron Suissa, CEO di JLM-BioCity, aggiunge: “Vogliamo che Gerusalemme diventi un punto di riferimento globale per l’innovazione biomedica. Solo negli ultimi mesi abbiamo ricevuto cinque delegazioni biotech internazionali e numerose startup in visita. Il nostro ruolo è valorizzare le risorse del territorio e promuoverle su scala locale e globale.” A supportare questo ecosistema è l’iniziativa  BioJerusalem , lanciata dalla Jerusalem Development Authority per facilitare l’insediamento di nuove imprese nel campo delle scienze della vita e attrarre capitali e collaborazioni strategiche. Nonostante la presenza di grandi aziende come Teva Pharmaceuticals, il rapporto di  BioJerusalem   evidenzia che circa il 40% delle imprese biomediche della città ha meno di cinque anni di vita e impiega meno di sette persone. Tra queste, alcune realtà stanno emergendo come esempi di eccellenza nel panorama biotech. Ecco alcune promettenti aziende biotecnologiche nate a Gerusalemme: . HIL Applied Medical  vuole rendere accessibile la protonterapia, una tra le forme più avanzate di radioterapia per i tumori. Sfruttando una tecnologia brevettata all’Università Ebraica, l’azienda sta sviluppando un sistema compatto e più economico rispetto a quelli oggi disponibili .   Cell Cure Neurosciences  lavora a terapie innovative per patologie degenerative della retina e del sistema nervoso, utilizzando cellule staminali embrionali umane. Uno dei suoi principali progetti mira a trattare la degenerazione maculare legata all’età, causa principale di cecità tra gli anziani. Immunity Pharma - https://immunitypharma.com/about-us/about •  Immunity Pharma  è impegnata nella ricerca di terapie contro la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Il farmaco sperimentale ha già mostrato risultati promettenti , e uno studio clinico di Fase II è in fase di avvio. Futuri sviluppi potrebbero includere applicazioni per il Parkinson e l’Alzheimer. •  Immunovative Therapies ha creato AlloStim, un innovativo trattamento immunoterapico che agisce come un vaccino personalizzato contro il cancro, basato su cellule da donatori sani e antigeni tumorali del paziente. I risultati preliminari hanno evidenziato un prolungamento della sopravvivenza anche in casi terminali.  •  Izun Pharmaceuticals sviluppa terapie multifunzionali a base di estratti botanici, mirate a ridurre l’infiammazione e favorire la guarigione naturale. I suoi prodotti coprono diverse aree, dall’oncologia alla salute orale e femminile. È attiva anche nel settore della cannabis terapeutica. •  NIMD sta realizzando  Hyperthermed , una tecnologia non invasiva per la distruzione selettiva di tumori solidi come il cancro al seno, il melanoma e il glioblastoma. Il sistema impiega nanoparticelle approvate dalla FDA che, una volta riscaldate da microonde, distruggono le cellule tumorali senza danneggiare i tessuti sani.Gerusalemme sta rapidamente emergendo come un polo biotecnologico di respiro internazionale grazie a un mix virtuoso di accademia, sanità, design e imprenditorialità. Il futuro della medicina potrebbe passare proprio da qui . Luciano Bassani

  • La scienza al Weizmann non si ferma: scoperte molecole di RNA in grado di rigenerare i nervi

    Nonostante un missile balistico iraniano abbia distrutto otto dei suoi laboratori, la ricerca al Weizmann Institute of Science non si è fermata. Un team guidato dal Prof. Michael Fainzilber ha scoperto centinaia di molecole di RNA non codificante, note come B2-SINEs, in grado di stimolare la rigenerazione dei nervi danneggiati, sia nel sistema nervoso periferico che in quello centrale, inclusi cervello e midollo spinale. Luca Spizzichino| 16-07-2025 - SHALOM - MAGAZINE COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA CLICCA SUL LINK PER ACCEDERE ALL'ARTICOLO https://www.shalom.it/israele/la-scienza-al-weizmann-non-si-ferma-scoperte-molecole-di-rna-in-grado-di-rigenerare-i-nervi/

  • IL "BAGNO NELLA FORESTA" PER SUPERARE I TRAUMI

    Si stima che circa 3 milioni di israeliani abbiano subito danni mentali a causa della guerra, tra cui migliaia di adolescenti sfollati dalle loro case vicino a Gaza e al confine settentrionale.   Resilience Journey - Courtesy of Israel 21 https://www.israel21c.org/can-a-journey-through-nature-heal-teens-war-trauma/ "Resilience Journeys" sta svolgendo un ruolo cruciale nel supportare i giovani israeliani colpiti direttamente o indirettamente dalla guerra , offrendo esperienze terapeutiche attraverso l'ecoterapia nei magnifici paesaggi naturali del Paese. Questo programma, nato nel contesto delle crescenti necessità psicologiche dei giovani traumatizzati, si basa su un approccio scientifico consolidato che dimostra l'efficacia della natura nel migliorare il benessere emotivo. Come spiegato da Lawrence Kasmir, l'idea di "bagno nella foresta" è un concetto che ha preso piede in Giappone e si sta rivelando utile anche in Israele. La struttura dei viaggi è accuratamente pianificata per promuovere la crescita personale, permettendo agli adolescenti di ricoprire vari ruoli e affrontare sfide preparate intenzionalmente per aiutarli a superare i loro limiti. L’assegnazione di ruoli specifici e obiettivi pedagogici quotidiani hanno dimostrato di incrementare la fiducia in se stessi e la capacità di affrontare situazioni difficili. Le storie di successo e i progressi dei partecipanti testimoniano l'importanza di questo approccio: i ragazzi, inizialmente riluttanti, riescono a trovare la motivazione e l'entusiasmo per conquistare le loro paure e costruire legami tra di loro. L’impatto del progetto va oltre il semplice miglioramento del benessere psicologico: offre a questi giovani la possibilità di sentirsi parte di una comunità e di realizzare il proprio potenziale, contribuendo così alla loro crescita personale. La SPNI ( Società per la protezione della natura in Israele) ha  intenzione di espandere ulteriormente il programma per raggiungere più giovani e comunità, riconoscendo che gli effetti della guerra colpiscono anche coloro che non sono direttamente coinvolti nei conflitti. Questo approccio inclusivo è fondamentale per garantire che ogni bambino in Israele possa beneficiare di esperienze che favoriscano la resilienza e la guarigione. Resilience Journey - Image Courtesy of 21C Naama Shalem, responsabile del progetto Resilience Journeys, lavora per SPNI da 10 anni e ha lavorato come fisioterapista negli ospedali dopo il 7 ottobre. Resilience Journeys offre esperienze immersive di quattro giorni in contesti naturali in tutto Israele, tra cui  Eilat, il deserto della Giudea e l'area del Carmelo. Ogni percorso inizia con un incontro preparatorio e si conclude con una sessione di follow-up. Naama Shalem, racconta a Israel 21: ”sin dal suo inizio, poco dopo il 7 ottobre, l'iniziativa di ecoterapia più ampia del SPNI, chiamata  Nature Heals  , ha aiutato oltre 110.000 persone in tutto Israele. In particolare, il progetto Resilience Journeys ha finora raggiunto circa 300 adolescenti, inclusa una prima esperienza con partecipanti di  Majdal Shams , una comunità drusa del nord che è stata devastata da un attacco terroristico con razzi lo scorso anno”. L’organizzazione sta anche sviluppando varianti del programma per i bambini più piccoli (classi 4-5) e per i soldati congedati. Come afferma Kasmir: "Siamo la Società per la Protezione della Natura in Israele e ora utilizziamo la natura in Israele per proteggere la società”.   Luciano Bassani

  • PAUSE E VOLUME AL 60% EVITANO I DANNI DA CUFFIE

    La tecnologia di cancellazione del rumore non è una novità: è iniziata decenni fa per i piloti che avevano bisogno di sentire nonostante il rombo dei motori degli aerei. Esistono due tipi di cuffie con cancellazione del rumore: quelle attive usano la tecnologia intelligente per combattere il rumore, mentre quelle passive si affidano a una spessa imbottitura per bloccarlo. Cuffie con cancellazione attiva del rumore hanno la capacità di eliminare i suoni e i rumori di fondo che disturbano le nostre telefonate o la nostra concentrazione nell'ascolto. Il meccanismo alla base di questa funzione è un piccolo microfono che, grazie ad algoritmi specifici, emette onde sonore invertite rispetto ai suoni indesiderati, al fine di neutralizzarli. I suoi benefici sono apprezzabili  dagli appassionati di musica e podcast che vogliono immergersi nell'ascolto anche in luoghi affollati o a chi ama addormentarsi con i propri suoni preferiti nelle orecchie. Queste cuffie offrono vantaggi tra cui la riduzione dello stress, una migliore concentrazione e una migliore qualità del suono a volumi più bassi, in particolare in ambienti rumorosi,  ma non sono completamente libere da rischi. E una domanda sorge spontanea: potrebbero danneggiare segretamente le orecchie? Con milioni di persone che le usano ogni giorno, capirne gli effetti è importante per mantenere l'udito acuto.  Troppo silenzio rende il cervello meno abile nel distinguere i suoni. Ciò porta a problemi di comprensione delle conversazioni o di distinzione dei suoni in luoghi rumorosi. Ciò è dovuto al fatto che il cervello "dimentica" come filtrare questi suoni.  I professionisti medici hanno notato una tendenza alla difficoltà di udito negli individui più giovani, nonostante risultino valori normali ai test audiometrici. Ciò solleva interrogativi sul ruolo delle cuffie antirumore.  L'uso prolungato delle cuffie ad alto volume può causare un ronzio costante nelle orecchie. Alcune persone segnalano anche pressione alle orecchie, in particolare con la cancellazione attiva del rumore, che porta a mal di testa o fastidio. L'uso frequente di cuffie antirumore rende più difficile capire da dove provengono i suoni, il che potrebbe essere pericoloso in alcuni luoghi.  Se si bloccano troppo i suoni quotidiani i rumori normali sembreranno troppo forti quando si tolgono le cuffie. Un rapporto della BBC ha condiviso storie di persone che hanno notato cambiamenti nell'udito dopo un uso intenso di cuffie antirumore, sollevando bandiere rosse.   Esperti come Renee Almeida dell'Imperial College Healthcare NHS Trust affermano che il cervello ha bisogno di sentire il rumore di fondo per capire su cosa è più importante concentrarsi. "C'è una differenza tra sentire e ascoltare", ha detto alla BBC. "Possiamo vedere che le capacità di ascolto ne risentono".    Claire Benton, vicepresidente della British Academy of Audiology, afferma che il cervello potrebbe dimenticare come filtrare il rumore di fondo, come il clacson delle auto, se si indossano troppo spesso le cuffie antirumore.   Oltre ai problemi di udito, le cuffie, in particolare quelle wireless, espongono anche ai  campi elettromagnetici  ( EMF), sollevando ulteriori problemi di salute. Per ridurre al minimo i rischi  è consigliabile seguire   la regola 60/60 (60% del volume per 60 minuti), fare pause regolari e utilizzare cuffie con cancellazione del rumore in modo selettivo piuttosto che costantemente.  E’ dunque consigliabile fare respirare le orecchie almeno ogni ora e  lasciare che i suoni naturali, come lo stormire delle foglie, il sibilo del vento il canto degli uccelli,  o il chiacchiericcio, rifluiscano dentro. Luciano Bassani

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