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- IL CERVELLO DEI GIOVANI È MENO REATTIVO AL PERICOLO: COME VIENE PERCEPITO DAL CERVELLO?
Molti incidenti dimostrano che, davanti al pericolo, la nostra reazione non è automatica. A volte scappiamo subito, altre volte restiamo paralizzati. La spiegazione si trova nel cervello, in tre strutture fondamentali: amigdala, ippocampo e corteccia prefrontale. L’amigdala è la centrale della paura. Riconosce minacce, genera emozione e prepara il corpo a reagire: battito accelerato, respiro più veloce, adrenalina. Ma non valuta il pericolo in modo oggettivo: si attiva solo quando uno stimolo rompe le aspettative di sicurezza o ricorda esperienze traumatiche precedenti. Accanto all’amigdala lavora l’ippocampo. È lui che interpreta il contesto: dice al cervello se ciò che sta accadendo è coerente con ciò che ci aspettiamo o se rappresenta un rischio reale. In un ambiente familiare o percepito come sicuro, anche segnali potenzialmente pericolosi possono essere ignorati, ovvero, la percezione del pericolo dipende da dove ci troviamo e cosa ci aspettiamo. La corteccia prefrontale coordina le decisioni e la risposta lucida. Negli adolescenti, però, è ancora in sviluppo. Questo significa che anche se l’amigdala “sente” la paura e l’ippocampo valuta il contesto, la trasformazione di queste informazioni in azione efficace può essere lenta o inadeguata. A complicare il quadro interviene l’effetto folla. Quando tante persone condividono lo stesso stato emotivo, la percezione individuale si fonde con quella del gruppo, creando una sorta di mente collettiva. In psicologia sociale questo fenomeno è noto come mente collettiva o, in termini culturali, “Egregore”: il gruppo orienta le emozioni e le azioni dei singoli. In questo stato, segnali ambigui vengono interpretati secondo il clima dominante: allegria o panico. Tutti abbiamo visto recentemente in Tv le immagini delle fiamme sul soffitto di un locale e ragazzi che tentavano di spegnerle. Molti si sono chiesti: perché non sono scappati subito? Perché non hanno reagito immediatamente? Anche se è impossibile avere risposte in quanto non è possibile ipotizzare una reazione oggettiva senza essere immersi nella medesima situazione, si può provare a dare un' interpretazione alle risposte date dai ragazzi alla luce delle neuroscienze . L’amigdala dei ragazzi non ha percepito la situazione come immediatamente minacciosa, perché segnali come scintille , calore e musica erano coerenti con il contesto di festa, l’ippocampo ha interpretato la scena come parte dell’esperienza della serata: “tutto è normale”, e infine la corteccia frontale , ancora immatura, non è riuscita a tradurre rapidamente paura e contesto in azione concreta. A questo si somma l’effetto folla ossia l’“Egregore” della serata che ha rafforzato la percezione di sicurezza. I ragazzi non erano irresponsabili o incoscienti: erano immersi in un contesto emotivamente coerente, incapaci di trasformare istinto e percezione in decisione immediata. Capire come funziona il cervello umano davanti al pericolo non significa giustificare tutto. Significa riconoscere limiti biologici e psicologici, e costruire contesti più sicuri, procedure chiare ed educazione all’emergenza. La tragedia di Crans Montana mostra quanto la mente collettiva, insieme ai meccanismi cerebrali, possa aiutare a spiegare ciò che a prima vista appare inspiegabile. Luciano Bassani
- Israele, Italia e Crans-Montana: la medicina che strappa vite alla tragedia
In queste ore di dolore e sgomento per la tragedia dell’incendio di Crans-Montana, una notizia di speranza attraversa l’Italia da ovest a nord: da Genova a Milano, in una corsa contro il tempo, è arrivato un farmaco capace di fare la differenza tra la vita e la morte per i grandi ustionati. NEXOBRID Si chiama NexoBrid , ed è uno straordinario esempio di come la ricerca scientifica, anche quando nasce lontano, possa diventare strumento concreto di salvezza. Quindici flaconcini sono partiti d’urgenza dall’ospedale Villa Scassi di Genova e sono arrivati al Niguarda di Milano per aiutare i pazienti italiani colpiti dalle ustioni più gravi. Non si tratta di un farmaco qualunque: NexoBrid è un gel enzimatico innovativo, sviluppato grazie alla ricerca biofarmaceutica israeliana, che ha rivoluzionato il trattamento delle ustioni profonde. Quando una persona subisce ustioni estese, la pelle bruciata e necrotica che si forma – la cosiddetta escara – non è solo un segno visibile della ferita: è un pericolo mortale. Quella crosta diventa infatti terreno fertile per batteri e infezioni che possono rapidamente entrare nel sangue, causando sepsi e portando, troppo spesso, a esiti fatali. Rimuovere il tessuto morto in modo rapido e sicuro è quindi una priorità assoluta. Ed è qui che NexoBrid mostra tutta la sua efficacia. Grazie a un concentrato di enzimi proteolitici, derivati in particolare dalla bromelina estratta dall’ananas, il gel viene applicato direttamente sulla parte ustionata e, in circa quattro ore, dissolve selettivamente il tessuto necrotico, lasciando intatto quello sano. Un’azione precisa, quasi “chirurgica”, ma senza bisturi, senza lunghe ore in sala operatoria e senza lo stress di un’anestesia totale per pazienti già in condizioni critiche. Image courtesy of NexoBrid https://mediwound.com/product/nexobrid/ Il risultato è una ferita pulita, pronta per gli innesti cutanei, con meno dolore, meno infezioni, meno cicatrici e tempi di degenza ridotti. Soprattutto, con molte più possibilità di sopravvivenza. Dietro questo farmaco c’è MediWound Ltd. , società biofarmaceutica israeliana che ne ha sviluppato la tecnologia, ne detiene i brevetti e ha guidato l’intero percorso clinico fino alle approvazioni internazionali. Negli Stati Uniti, NexoBrid ha ottenuto l’autorizzazione della FDA nel 2022, mentre in Italia è commercializzato attraverso MediWound Germany GmbH. È un esempio concreto di come l’innovazione israeliana nel campo medico continui a offrire risposte avanzate a sfide estreme. La domanda che molti si pongono è legittima: perché il farmaco era disponibile a Genova e non a Milano? La risposta sta nella complessità di questi trattamenti. Villa Scassi è uno dei principali centri italiani per i grandi ustionati e mantiene scorte di farmaci rari, costosi e a rapida scadenza, che richiedono personale altamente formato. In caso di emergenze con più pazienti gravi, le scorte possono esaurirsi rapidamente. È allora che entra in gioco la rete di collaborazione tra ospedali: Genova ha aperto i propri magazzini e ha condiviso ciò che aveva, dimostrando quanto la solidarietà sanitaria sia essenziale. In mezzo a una tragedia che ha colpito duramente, questa storia ci ricorda che la vita può essere difesa anche grazie a ponti invisibili fatti di ricerca, cooperazione e responsabilità. E che un farmaco nato in Israele, frutto di anni di studio e innovazione, oggi sta aiutando a salvare vite umane in Italia. Un segno potente di come la scienza, quando è al servizio dell’uomo, non conosca confini.
- La Medicina del Giusto Equilibrio: tra esperienza clinica, progresso e responsabilità
Sono un medico di “vecchia generazione”. Ho studiato, imparato, insegnato e, soprattutto, ho cercato per una vita intera di curare i pazienti nel modo migliore possibile, con gli strumenti e le conoscenze disponibili in ogni epoca grazie alla le strade tracciate dai tanti maestri che ho incontrato. Col tempo, ho compreso una verità semplice ma essenziale: la medicina è, e deve rimanere, arte dell’equilibrio. Questo concetto, suggerito secoli fa da Rav. Moses Maimonide conosciuto con l’acronimo di Ramban (Cordova 1138 - Il Cairo 1204) è oggi più attuale che mai. Viviamo in un’epoca dominata dalla medicina dell’evidenza, dalle tecnologie avanzate, dalle linee guida internazionali, dagli algoritmi decisionali e dalla pressione medico-legale. Eppure, la medicina non può ridursi a protocolli meccanici o a referti digitali: è scienza, sì, ma è anche esperienza, giudizio clinico, capacità di vedere il malato e non solo la malattia, capire che ogni persona è unica in salute e in malattia. Oggi , purtroppo, assistiamo a due derive opposte. Da una parte ci sono medici e chirurghi che hanno quasi smesso di “fare diagnosi” (dal greco “diagnosis”, giudizio e valutazione) nel senso autentico del termine. Hanno dimenticato la clinica: non ascoltano più il racconto del paziente, non osservano abbastanza, non auscultano, non palpano, non ragionano sul quadro complessivo. Guardano quasi esclusivamente gli esami strumentali, come se fossero loro a fare la diagnosi al posto del medico. Moses Maimonide La tecnologia, che nasceva come stampella a supporto del ragionamento clinico, ne è divenuta il sostituto. Se a questo poi aggiungiamo la repentina comparsa dell’intelligenza artificiale il panorama si fa preoccupante. Dall’altra parte, però, c’è l’errore opposto: una sorta di oscurantismo medico. Professionisti che diffidano del progresso, rifiutano a priori l’innovazione, vivono ancorati a un passato idealizzato e dimenticano che la medicina, nel frattempo, ha fatto passi da gigante. Esistono oggi strumenti diagnostici potentissimi, terapie mirate, interventi meno invasivi e farmaci che salvano la vita. Ignorarli non è segno di prudenza, ma di irresponsabilità. Per questo è importante dirlo con chiarezza: non si può essere “contro tutto”. Esistono farmaci che davvero salvano la vita, antibiotici che impediscono complicanze gravissime, terapie oncologiche che hanno trasformato destini che un tempo erano segnati, vaccini che hanno cambiato il destino dell’umanità. Rifiutare questi strumenti per principio è un torto verso i pazienti. Il raffreddore può richiedere solo riposo e un’aspirina ma una broncopolmonite richiede antibiotici e altri trattamenti adeguati. Un dolore dorsale può essere una banale forma artrosica ma può essere anche una frattura, una metastasi o magari un dolore viscerale. Saper distinguere le situazioni è il cuore della medicina: non è automatismo, è intelligenza clinica. Il vero medico è quello che sa mantenere equilibrio: tra fare troppo e fare troppo poco, tra attesa e intervento, tra prudenza e decisione, tra rispetto della tradizione e apertura al progresso. Ogni scelta ha conseguenze, e il compito del medico è assumersi questa responsabilità con competenza, umanità e senso etico. Moses Maimonide ci ricordava che la salute nasce dall’armonia e dalla misura. Lo stesso vale per l’arte medica. Il medico del presente – come quello del passato e del futuro – deve custodire questo equilibrio tra clinica ed evidenza scientifica, tra esperienza e tecnologia, tra scienza e coscienza. Solo così la medicina può rimanere ciò che deve essere: cura della persona, con intelligenza, umiltà e dignità. Luciano Bassani
- DA ISRAELE UNA NUOVA SPERANZA PER LA CURA DELLA DEPRESSIONE
La depressione è un disturbo dell’umore complesso e molto diffuso, caratterizzato non solo da tristezza persistente, perdita di interesse e riduzione dell’energia, ma anche da alterazioni del sonno, dell’appetito, della concentrazione e dell’autostima. La depressione è un disturbo dell'umore molto diffuso Non è “semplice malinconia”, ma una vera e propria condizione clinica che può compromettere in modo significativo la qualità della vita. Nonostante i grandi progressi degli ultimi decenni, la cura della depressione resta spesso basata su un approccio di “tentativi ed errori”: il medico prescrive un antidepressivo, si attende qualche settimana, si valuta la risposta e, se non funziona, si cambia terapia. Questo comporta tempo, frustrazione, rischio di effetti collaterali e talvolta perdita di fiducia nel trattamento. In questo contesto si inserisce l’innovazione di NeuroKaire , startup israeliana di medicina di precisione che sta attirando molta attenzione a livello internazionale. La sua tecnologia parte da una semplice provetta di sangue del paziente: le cellule vengono “ringiovanite” fino a uno stato simile alle cellule staminali e poi fatte maturare in veri neuroni personalizzati. Su questi neuroni vengono testati diversi antidepressivi, osservando quale provoca la risposta migliore. In pratica, si crea una sorta di “cervello in miniatura” su una piastra, che permette di prevedere con maggiore precisione quale farmaco potrebbe essere più efficace per quel singolo paziente. A rendere possibile questo salto è l’integrazione tra biologia cellulare e intelligenza artificiale: l’algoritmo di NeuroKaire analizza il comportamento dei neuroni e traduce i dati in indicazioni cliniche utili. Non si tratta di una cura miracolosa, ma di uno strumento avanzato che mira a ridurre tempi, errori terapeutici ed effetti collaterali, avvicinando la psichiatria alla medicina personalizzata. Finanziata dall’European Innovation Council e in fase avanzata di validazione, questa tecnologia potrebbe, se confermata, cambiare nei prossimi anni il modo in cui vengono scelti gli antidepressivi, rendendo la cura della depressione più rapida, mirata ed efficace. Luciano B assani
- RSA del futuro: una testimonianza che diventa valore collettivo
Cura, dignità e comunità nelle Residenze Sanitarie Assistenziali A seguito della pubblicazione del nostro approfondimento dedicato alle RSA del futuro , abbiamo ricevuto una testimonianza personale da parte di una nostra iscritta. La testimonianza “L’articolo dedicato alla RSA restituisce in modo molto efficace, anche attraverso le immagini, un quadro estremamente positivo dell’ambiente e della qualità umana che lo caratterizza.Colpisce in particolare una fotografia che ritrae numerosi anziani in carrozzina mentre partecipano a un evento musicale: uno scatto capace di trasmettere tenerezza, presenza e vita condivisa.In un’epoca segnata da una crescente longevità e da una mente umana che rimane plastica e capace di apprendere anche in età avanzata, le RSA possono — e dovrebbero — diventare un pilastro centrale della convivenza civile. Non solo luoghi di assistenza, ma spazi di relazione, veri ponti tra generazioni e comunità.Queste riflessioni nascono da un’esperienza diretta e sentita. Forse sono pensieri semplici, ma espressi con sincerità e con la speranza che possano contribuire a guardare al futuro con maggiore consapevolezza e umanità. Grazie per esserci.” La testimonianza non è anonima, ma abbiamo scelto consapevolmente di non divulgarne i riferimenti personali per rispetto della privacy, ritenendo che il valore delle parole risieda nel loro contenuto e non nell’identità di chi le ha scritte. Abbiamo deciso di condividerla perché esprime in modo autentico e profondo una visione delle Residenze Sanitarie Assistenziali come luoghi di vita, relazione e dignità, perfettamente in linea con i valori che il PortaleCEM intende promuovere. Questa condivisione ci ha profondamente colpiti perché racchiude, con parole semplici ma incisive, il senso più autentico del cambiamento in atto nelle RSA. Le Residenze Sanitarie Assistenziali non sono più — e non devono più essere — percepite esclusivamente come luoghi di cura sanitaria, ma come spazi di vita , dove la relazione, la cultura, la musica e la partecipazione diventano parte integrante del benessere della persona. In una società caratterizzata da una crescente longevità, il tema dell’invecchiamento riguarda tutti. Raccontare esperienze positive, visioni consapevoli e modelli virtuosi significa contribuire a costruire una comunità più attenta, inclusiva e responsabile. Il PortaleCEM continuerà a dare spazio a testimonianze, riflessioni ed esperienze capaci di mettere al centro la dignità della persona , in ogni fase della vita. Perché informare significa anche prendersi cura. E perché una comunità cresce quando sa ascoltare.
- RSA Arzaga: La RSA della Comunità Ebraica di Milano: un modello di futuro dove tecnologia e umanità si incontrano
Nuove sfide, nuove cure e un’unica missione: valorizzare la persona anziana - Le Residenze Sanitarie Assistenziali stanno cambiando volto. Niente più corridoi anonimi e routine rigide: le nuove RSA nascono come luoghi di vita, non solo di cura, dove tecnologia e umanità si incontrano per restituire dignità, autonomia e valore alle persone. RSA ARZAGA L’obiettivo è chiaro: mettere la persona al centro. Non si tratta solo di gestire patologie croniche o fragilità legate all’età, ma di costruire percorsi personalizzati, capaci di rispettare i ritmi, le abitudini e i desideri di ogni ospite. «Ogni anziano ha una storia, un’identità e delle potenzialità che meritano di essere riconosciute», spiega la direttrice di RSA Arzaga Dott.ssa Daniela Giustiniani. «Il nostro compito è quello di dare dignità alle persone, valorizzarle e accompagnarle per mano in questa fase della loro vita. Le nuove RSA vengono progettate con criteri di architettura terapeutica: spazi luminosi, colori caldi, giardini sensoriali e ambienti personalizzabili che ricordano una casa più che un ospedale. Le aree comuni favoriscono la socialità, mentre percorsi sicuri e ben studiati aiutano anche chi soffre di decadimento cognitivo a ritrovare una parvenza di realtà. Healing Garden - RSA Arzaga “La tecnologia è una presenza costante, ma discreta afferma il Dott. Flavio Galli Direttore sanitario della RSA. Sensori intelligenti come Ancelia monitorano i parametri vitali e prevengono le cadute, piattaforme digitali mantengono il contatto con i familiari”. In un futuro molto vicino assistenti robotici supporteranno il personale nei compiti più faticosi. Tutto, però, con un obiettivo preciso: sostenere il lavoro umano, non sostituirlo. Il cuore dell’assistenza resta la relazione diretta, l’ascolto, la carezza, il sorriso. L’aumento dell’età media e la crescita delle patologie croniche rendono l’assistenza sempre più complessa. Per questo, le RSA di nuova generazione si affidano a équipe multidisciplinari: medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, educatori, intrattenitori e nutrizionisti lavorano insieme, condividendo informazioni e strategie per ogni singolo ospite. Il risultato è un approccio olistico che guarda non solo alla salute fisica, ma anche a quella emotiva e relazionale. Un altro aspetto innovativo è l’apertura verso l’esterno. Le nuove strutture diventano luoghi di incontro intergenerazionale, con laboratori, eventi culturali e progetti condivisi con scuole e associazioni del territorio. Gli anziani non sono più isolati, ma tornano a essere parte attiva della comunità, custodi di memoria e testimoni di esperienze. Eventi musicali in RSA Questo significa che l’anziano ospite può vivere quotidianamente in un ambiente che riconosce e valorizza anche la sua identità religiosa e culturale, senza che ciò pregiudichi l’accesso a tecnologie avanzate e a una cura altamente professionale. Questo nuovo modello di RSA rappresenta una sfida e, insieme, una promessa: coniugare innovazione e umanità, scienza e sensibilità. Non più istituti di accoglienza, ma centri di vita, dove il benessere nasce dall’incontro tra competenza professionale e rispetto profondo per la persona. Perché, come amano ripetere gli operatori che credono in questo cambiamento, “non esistono anziani da assistere, ma persone da valorizzare.” I bambini in visita agli anziani della RSA Nella nostra RSA succede anche molto di più: Nella RSA della Comunità Ebraica accade qualcosa di prezioso. I bambini vengono a far visita agli anziani. In questi incontri semplici ma profondi nasce un ponte tra generazioni, fatto di ascolto, sorrisi e curiosità reciproca. Per gli anziani, la presenza dei bambini porta luce, movimento e vitalità: ricorda loro che la vita continua a crescere e che il loro vissuto ha ancora un valore da trasmettere. Per i più piccoli, invece, è un’occasione unica per scoprire il rispetto, la memoria e l’importanza delle radici, imparando che ogni storia personale è un tassello fondamentale della storia di tutti. Così, nella nostra RSA, questi momenti di incontro diventano un dono reciproco che arricchisce l’intera comunità. Articolo di Luciano Bassani
- HADASSAH MEDICAL CENTER: L'ECCELLENZA DI GERUSALEMME CHE CURA TUTTI
Da quasi un secolo, l’ Hadassah Medical Center rappresenta un faro di innovazione, cura e inclusione nel cuore di Gerusalemme. Fondato nella sua forma moderna tra il 1934 e il 1939, oggi è articolato in due grandi campus universitari — Ein Kerem e Mount Scopus — pienamente integrati con l’Università Ebraica di Gerusalemme. Image courtesy of Hadassah Website Con oltre 1.300 posti letto, decine di sale operatorie, reparti altamente specializzati e programmi avanzati di ricerca, Hadassah accoglie ogni anno più di un milione di pazienti, senza alcuna distinzione di religione, provenienza o cittadinanza. È uno degli ospedali più multiculturali d’Israele: medici e infermieri ebrei, cristiani, musulmani e drusi lavorano insieme ogni giorno, incarnando un modello unico di collaborazione e umanità. Il prestigio internazionale dell’istituto è riconosciuto globalmente. Nel 2023, la classifica Newsweek/Statista ha inserito Hadassah Ein Kerem tra i migliori ospedali al mondo in tre settori strategici: oncologia, cardiologia e tecnologie smart. Nel 2025, il Ministero della Salute israeliano lo ha ulteriormente premiato come primo centro nazionale per interventi di bypass cardiaco e leader regionale nella cura dell’ictus. Hadassah continua anche a investire in infrastrutture e tecnologie all’avanguardia: di recente è stato inaugurato il Gandel Rehabilitation Center, oggi il più avanzato d’Israele. Dotato di sistemi robotici per la riabilitazione motoria, piscine terapeutiche e programmi dedicati sia ai civili sia ai militari, rappresenta un nuovo punto di riferimento nella medicina riabilitativa. Durante e dopo il conflitto del 2023, l’ospedale ha avuto un ruolo essenziale nella gestione dei traumi e nell’assistenza psicologica a pazienti e famiglie, riaffermando la sua vocazione universale e il suo impegno a non lasciare indietro nessuno. Non è solo un ospedale: è una visione. Un luogo dove ricerca e compassione si intrecciano ogni giorno. Come recita il suo motto: “La nostra missione è curare chiunque abbia bisogno, senza riguardo per razza, religione o provenienza. ” Una esemplare dimostrazione di questa missione è data dall'intervento senza precedenti eseguito all' Hadassah Medical Center . Un’équipe di medici israeliani ha compiuto un autentico miracolo chirurgico salvando la vita di Suleiman Hassan, un bambino palestinese di 12 anni proveniente dalla Cisgiordania, vittima di un gravissimo incidente stradale. Il piccolo era stato trasportato d’urgenza in elicottero all’ospedale israeliano dopo un impatto che gli aveva provocato una rarissima e devastante “decapitazione interna” – ovvero la separazione del cranio dalla colonna, con i tessuti molli ancora intatti. I chirurghi, guidati dal dottor Ohad Einav, hanno eseguito un intervento durato diverse ore per riattaccare la testa del ragazzo, stabilizzando le vertebre cervicali e ricostruendo le connessioni vitali tra cranio e colonna vertebrale. Il padre, visibilmente commosso, ha ringraziato pubblicamente il personale israeliano che ha operato il figlio: “Ringrazierò per tutta la vita i medici che hanno salvato il mio unico figlio. Dio vi benedica tutti.” In Israele tutti i giorni ci sono medici, infermieri , scienziati e ricercatori che sacrificano la loro vita per il benessere di tutti, indipendentemente da credenze religiose o origini, per permettere una vita migliore a tutti. Come nota conclusiva nella sinagoga dell’ospedale sono custodite delle vetrate policrome. Le vetrate di Mark Chagall - Hadassah Hospital Queste vetrate, realizzate tra il 1960 e il 1962, sono opera di Marc Chagall artista russo-francese, nato a Vitebsk nel 1887 e morto nel 1985, noto per il suo stile unico che mescolava tradizione ebraica, sogni e influenze delle avanguardie. Queste vetrate sono meta di visite turistiche continue e rappresentano le dodici tribù di Israele , con simboli specifici per ogni tribù che riflettono le loro caratteristiche e le storie bibliche associate. Luciano Bassani
- MindTension, startup israeliana del Kibbutz Nir Am, trasforma la diagnosi del deficit di attenzione (ADHD) in una scienza oggettiva grazie a un innovativo sistema che analizza i battiti di ciglia
MindTension è una startup israeliana attiva nel campo della salute digitale. Fondata nel 2020 dall' attuale CEO Zev Brand e dal Prof. Avi Avital dell’Università di Haifa Technion (Istituto israeliano di tecnologia ) . Il suo obiettivo è sviluppare un sistema medico basato su EMG per misurare l’attenzione e offrire una diagnosi oggettiva dell’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività). Image courtesy of Freepik Il dispositivo medico, basato su anni di ricerca rileva i disturbi dell'attenzione osservando i modelli di battito di ciglia in risposta a suoni di sussulto. MindTension sfrutta la risposta riflessa del tronco cerebrale a suoni per analizzare i modelli di battito delle palpebre. “In individui con attenzione adeguata, si osservano risposte diverse (battiti ampi, battiti parziali) a diversi suoni. Al contrario, in presenza di difficoltà di attenzione, le reazioni diventano uniformi, rendendo possibile una diagnosi più precisa” spiega Shatz Azoulay cofondatore di Mind Tension. L’innovazione di MindTension nel campo dell'ADHD, osserva Shatz Azoulay, è che offre un esame oggettivo per una condizione fino ad ora difficilmente valutabile . Oggi, l'ADHD viene diagnosticato utilizzando questionari soggettivi o esami che si basano sulla partecipazione volontaria. Misurando le risposte riflesse, MindTension può fornire una diagnosi più accurata, trasformando i test dell'attenzione in una scienza esatta. “Stiamo iniziando a capire che possiamo fornire buoni risultati sull' attenzione, ma prevediamo che saremo in grado di fornire anche risposte sui livelli di ansia o di depressione", spiega Shatz Azoulay. Questa startup è stata selezionata come finalista nell’acceleratore MassChallenge Israel 2022. Attualmente il dispositivo è in fase di approvazione da parte della FDA negli Stati Uniti, che MindTension ha individuato come primo mercato di riferimento. Si prevede il completamento del processo di approvazione entro i primi mesi del 2024. In contemporanea, sono pianificati grandi trial clinici in collaborazione con il Geha Mental Health Center in Israele e il Mount Sinai Hospital a New York per validare l’efficacia dell’algoritmo. L’innovazione di MindTension sta nella possibilità di trasformare la diagnosi dell’ADHD in una scienza esatta, superando i limiti soggettivi dei questionari. Ma il suo potenziale va oltre: il team immagina applicazioni in ambiti con alte esigenze di attenzione o di vigilanza (es. autisti di lungo viaggio, chirurghi, atleti, piloti). In futuro, il sistema potrebbe fornire diagnosi per condizioni come stress post-traumatico (PTSD), ansia o depressione, basandosi sui biomarcatori della risposta riflessa del tronco cerebrale. MindTension ha sede nel Kibbutz Nir Am, a pochi chilometri dal confine con Gaza. Il pogrom del 7 ottobre 2023 ha pesantemente segnato la vita dei membri del team. Alcuni dipendenti hanno vissuto esperienze traumatiche: uno è rimasto barricato a casa con la famiglia sotto attacco; un altro ha dovuto rifugiarsi con i figli nel rifugio del kibbutz, in condizioni di estrema tensione. Nonostante ciò, l’azienda ha continuato a lavorare, trovando nella normalità professionale un’ancora di salvezza psicologica . MindTension rappresenta una delle realtà più dinamiche dell’health-tech israeliano, combinando neuroscienze, ingegneria medica e machine learning per innovare nella diagnosi dell’ADHD. Grazie a fondi internazionali, collaborazioni strategiche e una forte resilienza nel contesto geopolitico, la startup prosegue verso una convalida clinica su scala globale, con un occhio rivolto al futuro della salute mentale e della performance umana. Luciano Bassani
- ISRAELE, CUORE PULSANTE DELLA MEDICINA RIGENERATIVA: A GERUSALEMME SI LAVORA PER RESTITUIRE VISTA E UDITO ALL'UMANITÀ
Presso il Bio Park dell'Hadassah University Hospital di Gerusalemme, i ricercatori di Cellcure Neurosciences Ltd, sussidiaria di Lineage Cell Therapeutics , stanno lavorando per far progredire la medicina rigenerativa attraverso lo sviluppo di cellule umane specializzate. Il loro obiettivo è sostituire le cellule perse a causa di malattie, lesioni o invecchiamento, offrendo un potenziale nuovo approccio a condizioni che attualmente hanno opzioni terapeutiche limitate. A differenza dei farmaci convenzionali che agiscono principalmente sui sintomi, Lineage sviluppa cellule funzionali progettate per replicare quelle naturalmente presenti nell'organismo. Utilizzando la differenziazione guidata, le cellule staminali pluripotenti vengono guidate verso specifici tipi cellulari terminalmente differenziati, come le cellule retiniche per affrontare la perdita della vista o le cellule del nervo acustico per trattare i disturbi dell'udito. Il programma clinico più avanzato dell'azienda è OpRegen® , una terapia con cellule epiteliali pigmentate retiniche, attualmente in fase di sviluppo 2a nell'ambito di una collaborazione mondiale con Roche e Genentech, membro del Gruppo Roche, per il trattamento dell'atrofia geografica secondaria alla degenerazione maculare legata all'età (AMD). In caso di successo, potrebbe rappresentare un'opzione per i pazienti per i quali attualmente sono disponibili pochi trattamenti approvati. Lineage ha anche lanciato il programma ReSonance (ANP1), che mira a contrastare la neuropatia uditiva. In questa condizione, le cellule del nervo acustico che trasmettono i segnali sonori al cervello sono compromesse o assenti, con conseguenti significative difficoltà uditive. Sviluppando cellule del nervo acustico sostitutive, i ricercatori sperano di ripristinare parte del percorso uditivo e potenzialmente migliorare le prestazioni degli impianti cocleari. ReSonance è attualmente in fase di sviluppo grazie a una collaborazione di ricerca pluriennale e a un investimento da parte di William Demant Invest A/S (WDI), un investitore evergreen e holding per le attività di investimento della William Demant Foundation, azionista di maggioranza di Demant A/S, azienda leader mondiale nel settore della salute dell'udito. Dietro questi progressi ci sono scienziati come la Dott.ssa Micol Di Segni, di origine italiana, che lavora come analista di ricerca e sviluppo presso la filiale di Lineage, Cell Cure Neurosciences, a Gerusalemme. Il suo lavoro si concentra sul monitoraggio attento delle cellule durante il delicato processo di trasformazione in cellule nervose funzionali, garantendone l'identità, la qualità e, in ultima analisi, la capacità di ripristinare la funzionalità nei pazienti. "È allo stesso tempo entusiasmante e stimolante far parte di un team che sviluppa una potenziale terapia per la neuropatia uditiva, un disturbo con così poche opzioni terapeutiche", spiega Micol. "Ci motiva l'idea che il nostro lavoro possa un giorno aiutare le persone a riacquistare l'udito". Sebbene sia ancora in fase di ricerca e sperimentazione clinica, il lavoro di Lineage illustra come la medicina rigenerativa si stia evolvendo dal concetto all'applicazione pratica. Concentrandosi su terapie che sostituiscono le cellule perse, l'azienda sta contribuendo a iniziative che potrebbero un giorno ampliare le possibilità di trattamento in campi come il ripristino della vista e dell'udito. Man mano che queste innovazioni si spostano dal laboratorio alla clinica, portano con sé non solo la promessa di un trattamento, ma anche la possibilità di ripristinare alcuni dei sensi più vitali dell'umanità: la vista e l'udito. Luciano Bassani
- ISRAELE: UN PASSO RIVOLUZIONARIO PER RIDARE TATTO A CHI LO HA PERSO
La lesione traumatica dei nervi periferici (TPNI) è un disturbo comune che colpisce il 2,8% dei pazienti che hanno subito traumi e può causare disabilità permanente, dolore cronico e riduzione della qualità della vita. Image courtesy of Freepik Un effetto comune della TPNI è la perdita della sensibilità tattile, che non solo interferisce con la vita quotidiana dei pazienti, ma aumenta anche la suscettibilità alle lesioni. Attualmente, sono disponibili poche soluzioni per il ripristino della sensibilità tattile. La terapia normalmente più utilizzata è la ricostruzione chirurgica del nervo mediante autotrapianto di nervi o l'impianto di tessuto nervoso prelevato da altri soggetti. Sfortunatamente, la ricostruzione nervosa può essere eseguita solo in un periodo di tempo limitato (nei primi due anni dopo la lesione) e richiede pelle sana e terminazioni nervose vitali. Inoltre, anche quando queste condizioni sono soddisfatte, il suo tasso di successo è basso. Una promettente strada alternativa per il ripristino della sensibilità tattile è lo sviluppo di dispositivi neuroprotesici indossabili o impiantabili che simulino l'esperienza del tatto. Questa simulazione si ottiene traducendo gli stimoli pressori nell'area danneggiata in segnali elettrici che possono essere successivamente elaborati dal cervello. In Israele, presso il Technion, Israel Institute of Technology di Haifa, un team di ricercatori ha sviluppato un dispositivo che potrebbe rivoluzionare la medicina ricostruttiva e le interfacce uomo-macchina: il Triboelectric Nano-Generator (TENG). Image courtesy of TENGable La startup TENGable porta avanti la commercializzazione di questa tecnologia unica. Dopo traumi o amputazioni, anche quando si riesce a ricostruire una parte del corpo, la perdita di sensibilità rimane un ostacolo enorme. Senza tatto, è difficile compiere gesti semplici e soprattutto evitare il formarsi di ulteriori lesioni. Il TENG sfrutta il fenomeno triboelettrico: due sottili strati di materiale, entrando e uscendo dal contatto, generano elettricità.Viene impiantato chirurgicamente sotto la pelle (ad esempio alla punta di un dito insensibile), per poi essere collegato a un nervo sano vicino. Quando si esercita pressione, anche minima, il dispositivo trasforma la forza meccanica in un impulso elettrico che stimola il nervo. Il cervello riceve così un segnale corrispondente alla sensazione tattile, restituendo percezioni che spaziano dalla leggerezza di una piuma alla pressione di una stretta di mano. L’impianto richiede meno di un’ora di intervento chirurgico e non necessita di batterie esterne perché il dispositivo è auto-alimentato dal movimento stesso. Le potenzialità del TENG non si limitano al ripristino del tatto. Grazie alla sua miniaturizzazione, flessibilità e indipendenza energetica, questa tecnologia potrebbe essere applicata a: robotica tattile, interfacce uomo-macchina, sensori biomedici impiantabili,tessuti e dispositivi intelligenti, reti sensoriali ambientali autonome. Il nano-generatore triboelettrico TENG, frutto della ricerca israeliana al Technion di Haifa, rappresenta un passo rivoluzionario per ridare tatto a chi lo ha perso. Una dimostrazione di come scienza dei materiali, ingegneria e medicina possano convergere per creare nuove speranze terapeutiche e tecnologiche. LUCIANO BASSANI










